MP - Sildaen di Hoeth

Da WikiWAR.

Quest Pubblica - Sildaen di Hoeth
Quest Pubblica - Sildaen di Hoeth
In tutta Ulthuan ci sono alcuni Menhir. Insieme, questi punti focali ancorano il grande Vortice che impedisce al Caos di espandersi per tutto il mondo. I giocatori della Distruzione saranno inviati a Chrace per conquistare una di tali pietre, la Pietra di Valetear. Lì incontreranno una resistenza composta da ogni reggimento di Alti Elfi presente nell’Isola Maledetta e a Chrace. Alla fine saranno affrontati da uno degli Arcimaghi della Torre Bianca, Sildaen di Hoeth.




I Maestri di Hoeth hanno attribuito l’acuto senso magico di Sildaen a una linea di sangue particolarmente dotata. Il talentuoso Arcimago sapeva che ciò era ancora più vero di quanto gli stimati studiosi si rendessero conto, poiché suo nonno era fra coloro che crearono il Vortice per sopprimere l’espansione del Caos durante la prima incursione. Il suo antenato era fra i pochi leggendari Maghi altruisti che rinchiusero se stessi nel vuoto senza tempo al centro del Vortice per assicurare il successo dell’incantesimo, per il bene di tutti.

In gioventù, Sildaen credeva che il suo antenato gli parlasse attraverso le numerose linee di energia che attraversavano il mondo fino a convergere nel Vortice. Quando questi guinzagli magici fluivano e rifluivano, l’Arcimago lo sentiva nel vento, lo vedeva nei sogni.

Negli anni, col crescere dell’abilità di Sildaen, l’orgoglio prese il sopravvento. Iniziò ad accantonare l’interesse nei segni in favore della conoscenza acquisita. Quando giunsero alle sue orecchie novità sull’invasione di Malekith, la dimensione del suo orgoglio era pari solo al peso castigante della sua colpa. Sildaen cadde in ginocchio e chiese perdono al cielo.

Le suppliche dell’Arcimago vennero ascoltate. Come un’ondata di marea sulla costa frastagliata delle Terre d’Ombra, una sensazione schiacciante lo travolse. Si accasciò. Visioni di cose eteree e corporee inondarono la sua mente. Migliaia di sospiri ed urla lo circondarono, sempre più vicine. Gran parte dei mortali si sarebbero sbriciolati sotto il peso cerebrale, ma il cuore di Sildaen implorava la redenzione. Rialzandosi, una forza di sfida riempì le sue vene. L’addestramento di un migliaio di anni nella Torre di Hoeth prese il sopravvento. La sua mente passò al setaccio la raffica di immagini con un fervore rinnovato, come se stesse scorrendo dei tomi agognati nelle Sale della Conoscenza.

Sildaen vide le Arche Nere di Malekith perforare le nuvole grigie dalla costa dell’Isola Maledetta. Le imponenti cittadelle sbarcarono violentemente sulle scogliere scoscese. Dei massi caddero dalla terra smossa nell’acquosa oscurità sottostante. Le rocce rotolavano una sull’altra, mulinando in un gorgo per poi bloccarsi all’improvviso, sospese in aria in formazione simmetrica. Luci blu sfavillanti bucavano i centri delle colonne appena formate.

"I Menhir" mormorò Sildaen accogliendo la rivelazione. "La follia di Malekith non conosce confini."

L’apprendista dell’Arcimago, Variel, si precipitò nello studio.

"Ho sentito del trambusto. È tutto in ordine, maestro?"

Sildaen rispose con chiarezza mentre procedette a vagliare la libreria ornata. “No, Variel – rispose – non è tutto a posto. L’orgoglio mi ha accecato” e afferrati il libro scelto e una staffa con una runa intarsiata, continuò: “Allerta la Guardia Splendente del Re Fenice, fa’ giungere voce ai Guerrieri Ombra dell’Isola Maledetta e convoca i Leoni Bianchi di Chrace, poi assicurati che il mio destriero sia pronto."

"Dove andrete, saggio Sildaen?" chiese Variel.

"Le armate di Malekith marciano verso i Menhir. A qual fine io lo ignoro - rispose Sildaen - ma di certo so cosa devo fare. Oggi cavalcherò in onore dei miei antenati, per preservare per l’eternità ciò per cui hanno lavorato duramente. Cavalcherò in difesa della Pietra di Valetear. Cavalcherò verso la mia redenzione. Oggi, le armate del Re Stregone subiranno il vero dominio! "

Strumenti personali